Hellas Verona in Serie A, la rivincita di Alfredo Aglietti e una riconferma meritata

Un’impresa che ha dell’incredibile. La promozione in Serie A del Verona di Alfredo Aglietti rappresenta qualcosa di assolutamente incredibile. In un mese, l’ex capitano gialloblu ha rivitalizzato un gruppo sull’orlo del baratro e l’ha portato alla conquista di un traguardo che solamente qualche settimana fa sembrava irraggiungibile anche al più ottimista dei sognatori.

Aglietti torna a Verona il 2 maggio, subito dopo la sconfitta interna contro il Livorno e il conseguente esonero di Grosso. La prima uscita di Cittadella non fu di certo incoraggiante, anzi: il Verona ne prese tre e uscì clamorosamente fuori dalla zona play-off. In quel momento nessuno si sarebbe giocato un soldo su quel Verona, tranne lui. Si perché Aglietti aveva capito che la cosa più difficile sarebbe stata entrare nei play-off, perché da lì in poi sarebbe stata tutta un’altra musica. Dopo l’esordio shock di Cittadella, Aglietti ha cercato di ridare cuore, orgoglio e motivazione ad un gruppo che aveva il morale sotto ai tacchetti. La prima partita da dentro o fuori contro il Foggia il Verona l’ha vinta grazie a queste componenti, insieme ad un pizzico (indispensabile) di buona sorte.

Da lì, l’Hellas Verona di Alfredo Aglietti ha cominciato una scalata impensabile (ed impronosticabile) fino a qualche settimana fa. L’allenatore toscano, oltre ad aver agito sulla testa dei giocatori, ha lavorato anche sul piano tattico sistemando la retroguardia, velocizzando e verticalizzando il possesso palla, e scegliendo una formazione “tipo”, riuscendo in tal modo a dare continuità ad un gruppo che nei mesi precedenti subiva scombussolamenti di formazione settimanali. Ma il capolavoro di Aglietti ha superato ogni più rosea aspettativa nel momento in cui ha recuperato alcuni giocatori fondamentali che fino a quel momento avevano ampiamente deluso le attese.

Karim Laribi ha ritrovato lo smalto di inizio stagione ed è diventato un fattore chiave del successo dell’Hellas. L’italo-tunisino, dopo un buon inizio di campionato, era finito ai margini del progetto tecnico di Grosso. Il nuovo allenatore, invece, gli ha dato responsabilità e l’ha posizionato dove potesse essere determinante, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma il vero uomo della rinascita è stato senza ombra di dubbio Samuel Di Carmine. Oggetto misterioso fino al pomeriggio dell’11 maggio, nella partita contro il Foggia l’ex attaccante di Fiorentina e QPR mette a segno una doppietta che cambia per sempre il suo rapporto con il popolo gialloblu. Nei play-off Di Carmine ritorna il bomber ammirato nelle ultime stagioni a Perugia e con i suoi gol trascina i gialloblu in finale. Il gol di tacco nel ritorno della finale contro il Cittadella è il coronamento di un recupero mentale dello psicologo Alfredo.

A volte basta veramente poco per trasformare una stagione da disastrosa a trionfale. A Verona l’abbiamo visto nell’ormai lontano 2011 e l’abbiamo rivissuto in questo ultimo mese, ed è stato bellissimo. Perchè questi ultimi trenta giorni rimarranno per sempre nella nostra mente. E se tutto questo è stato possibile il merito è quasi esclusivamente di un uomo solo. Un uomo che ha accettato una sfida di fronte alla quale quasi tutti si sarebbero tirati indietro.

Sarei venuto qui per giocarmi anche 18 minuti e non 180” dichiarò Aglietti in occasione della conferenza stampa di presentazione. Beh il senso di quelle parole è oggi più chiaro che mai. Il futuro? Questo lo deciderà la società, ma occorre ricordarsi bene la situazione in cui versava il Verona prima dell’arrivo di Alfredo Aglietti. Se esiste meritocrazia e soprattutto un minimo di riconoscenza l’Hellas non avrà bisogno di cercare un allenatore per la prossima stagione.

(Foto: Hellas Verona FC)

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Laureato in Comunicazione all'Università degli Studi di Padova, da sempre tifoso dell'Hellas Verona grazie alla passione trasmessa dal padre. Amante del calcio, della politica e della storia, con l'ambizione di poter vivere scrivendo.
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