Maurizio Setti alla Gazzetta: “L’obiettivo del Verona è rimanere in Serie A”

HELLAS VERONA – Sulle colonne dell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, è apparsa una lunga ed interessante intervista al Presidente dell’Hellas Verona, Maurizio Setti, che ha parlato degli obiettivi del club scaligero e del mercato condotto dal DS D’Amico, senza dimenticare le difficoltà economiche

Queste le principali dichiarazioni rilasciate dal patron gialloblu alla Rosea: “L’obiettivo stagionale del Verona rimane la permanenza in Serie A. Restare a questo livello consente a qualunque club di creare un lavoro di continuità e di programmazione. I punti raccolti ad inizio stagione aiutano dal punto di vista morale, alla fine potranno servire perché non dobbiamo dimenticare che questo campionato rischia di restare anomalo come la seconda parte dello scorso. Tra contagiati e infortuni dovuti a un periodo di sosta e riposo ridottissimo fra una stagione e l’altra, ci saranno difficoltà per tutti.

L’avvio in campionato? Dobbiamo continuare a pensare di essere una neopromossa dalla Serie B – ha aggiunto Setti –. Lavoriamo coesi come abbiamo fatto e continueremo sulla retta via, senza creare aspettative sproporzionate. È cambiata la squadra, sostanzialmente, ma non la testa di chi la gestisce. I giocatori nuovi sono tanti, molti di loro sono arrivati negli ultimi giorni di mercato ed il mister ha potuto iniziare a plasmare la squadra solo a campionato già iniziato. Saranno necessari spirito di sacrificio e pazienza.

L’età media della squadra? Ci piace giocare con i giovani, perché risponde ad una politica societaria, ma anche perché abbiamo un allenatore molto bravo a valorizzarli. Abbiamo però voluto inserire nella rosa anche i giocatori esperti e affidabili per la categoria.

Il nostro sogno? È sempre quello di poter dare all’Hellas un centro sportivo. Nel corso del 2021, punto a posare la prima pietra di un nuovo progetto. Vorrei che la gente capisse che il calcio è un’industria. Non prendete come modello giocatori che guadagnano milioni di euro all’anno. Prendete come modello i dipendenti che percepiscono stipendi normali, come succede in tutte le aziende. Il rischio della cassa integrazione per queste figure è concreto e si rischierebbe il default. E lo dico rivolgendomi a giocatori e procuratori che ogni tanto credono di vivere in un limbo e lo dico anche al Governo perché ho l’impressione che il calcio venga visto come un hobby”.

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Nato ad Avellino il 26 dicembre 1996, ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Amante del calcio sin dalla nascita, segue l'Avellino Calcio fin da bambino e resta aggiornato su tutto ciò che riguarda lo sport più bello del mondo.