Pagellone Hellas Verona 2018-19: Voti e Giudizi ai Gialloblu

PAGELLONE HELLAS VERONA – È trascorsa poco più di una settimana dalla magica notte del 2 giugno, che ha regalato all’Hellas Verona di Alfredo Aglietti la promozione in Serie A. In attesa di capire chi sarà l’allenatore degli scaligeri nel massimo campionato italiano, è il momento di dare voti e giudizi ai protagonisti dello straordinario cammino playoff, che è riuscito a mettere da parte un’annata ricca di alti e bassi sotto la gestione Grosso.

Ecco i voti e i giudizi che hanno meritato i protagonisti del campionato dell’Hellas Verona:

SILVESTRI 8,5 – Il baluardo gialloblu ha tenuto la barra a dritta mentre la nave stava affondando. Secondo portiere del campionato per numero di parate, Silvestri ha portato tanti punti al Verona garantendo tranquillità e sicurezza ad una retroguardia che spesso ha fatto acqua da tutte le parti. Ben tre sono stati i rigori parati. Decisivo.

FARAONI 8 – Arrivato nello scetticismo generale, l’ex Crotone e Udinese è stata la vera arma in più del mercato di gennaio. Acquistato per sopperire all’assenza di Crescenzi, Faraoni viene quasi subito dirottato a fare la mezzala da Grosso e i risultati sono tutt’altro che negativi. Con l’arrivo di Aglietti retrocede al ruolo naturale ma continua in egual modo ad essere una spina nel fianco per le difese avversarie. Alla fine dei conti 3 gol e diversi assist decisivi in metà stagione. Non male.

VITALE 7 – Arrivato anche lui nel mercato di riparazione, si fa quasi subito male e salta tutta la parte centrale del girone di ritorno. Dopo il rientro alterna buone giocate offensive a qualche smarrimento difensivo, ma con la cura Aglietti cambia tutto. La retroguardia gialloblu si assesta e a giovarne sono soprattutto gli esterni. Suo l’assist decisivo per Di Carmine che vale la Serie A.

DAWIDOWICZ 6,5 – Inizia da centrocampista centrale (ad oggi sembra veramente un’assurdità) per poi essere retrocesso al suo ruolo naturale. Alterna grandi chiusure a “defiance” abbastanza clamorose. Aglietti sistema la retroguardia e il centralone polacco ne beneficia crescendo in rendimento e continuità, facendo rivedere il difensore ammirato a Palermo nella scorsa stagione.

BIANCHETTI 7 – Questa è soprattutto la sua vittoria. Dal rischio di smettere di giocare alla riconquista della Serie A, da protagonista. Il suo contributo si è fatto sempre apprezzare sia da centrale che da terzino destro, nonostante una difesa troppo spesso ballerina. Un punto fermo da cui ripartire.

EMPEREUR 6,5 – Il centrale brasiliano non è un fenomeno (e si sapeva), ma il suo apporto non è mancato. Qualche errore lo commette anche a causa della scarsa organizzazione difensiva, ma con l’arrivo di Aglietti cresce e limita al minimo il margine d’errore. Nei play-off si prende il suo momento di gloria con il gol al Perugia nei supplementari, ma il vero capolavoro lo realizza nel ritorno della semifinale play-off a Pescara con una prestazione da incorniciare.

ALMICI 5,5 – Dopo una buona stagione a Cremona sembrava pronto per il salto di qualità, ma la sua annata non è di certo di quelle da ricordare. Dopo un discreto inizio (in gol alla prima con il Padova, ndr), Grosso gli preferisce Crescenzi e Balkovec e con l’arrivo di Faraoni e Vitale a gennaio esce completamente di scena.

CRESCENZI 6,5 – Uno dei migliori della prima parte di stagione, a Benevento rimedia un infortunio alla caviglia che ancora oggi rimane un mistero. Il rientro è apparso più volte vicino ma alla fine non arriverà mai. L’arrivo di Faraoni nel mercato di riparazione copre la sua assenza.

MARRONE 5 – Il peggiore. Non ce ne voglia, ma la scelta di schierarlo al centro della difesa per far partire l’azione dal basso è sembrata fin da subito quantomeno azzardata. Soffre tremendamente in fase di marcatura, e anche Dawidowicz al suo fianco perde sicurezza. Aglietti lo relega in panchina ma ne elogia le doti morali all’interno dello spogliatoio.

BALKOVEC 5,5 – Campionato abbastanza anonimo, senza infamia e senza lode. L’arrivo di Vitale lo relega a riserva.

ZACCAGNI 9 – Il migliore. L’ex Bellaria è diventato giocatore a tutto campo, i suoi strappi spesso cambiano l’inerzia delle partite ed è forse l’unico giocatore della rosa che ha la capacità di inserirsi (il gol contro il Cittadella ne è la dimostrazione). La sua crescita si intravede di partita in partita e ora (infortuni permettendo) si giocherà le sue carte in massima serie. Il rinnovo del contratto (scade tra un anno, ndr) diventa una priorità assoluta.

GUSTAFSON 7 – Arrivato quasi nell’indifferenza generale, il centrocampista proveniente dal Torino scompiglia velocemente le gerarchie e si guadagna il posto. La qualità non gli manca, ma a volte si specchia troppo e corre rischi inutili. Con Aglietti inizia a giocare molto di più in verticale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Da confermare.

HENDERSON 6,5 – Dopo una buona stagione al Bari, da Henderson ci si aspettava molto e l’avvio di stagione fa ben sperare. Poi l’oblio: dalla sconfitta di Brescia esce completamente dai radar fino ad inizio marzo. Aglietti ha il buon senso di rimettere i giocatori nel proprio ruolo e la mezzala scozzese diventa inamovibile, disputando un ottimo finale di stagione.

DANZI 5,5 – Doveva essere l’anno della consacrazione, ma così non è stato. Il gioiellino dell’Hellas, dopo l’esordio in Serie A, si sarebbe aspettato tutt’altra stagione. La mancanza di continuità e i ripetuti problemi fisici ne hanno bloccato l’esplosione, ma per noi è solo rimandata.

COLOMBATTO 5,5 – Sarebbe dovuto essere il perno attorno al quale avrebbe dovuto girare tutto il tiki-taka di Grosso, invece il play-maker argentino ha ampiamente deluso le aspettative. Dopo un buon inizio di stagione perde il posto in favore di Gustafson e di lui non si ha più traccia fino all’arrivo di Aglietti. All’esordio, il tecnico toscano lo sceglie come play davanti alla difesa, ma la scelta non paga. Ha il merito di rialzare la testa e soprattutto di procurarsi il rigore decisivo nella drammatica gara contro il Foggia. Nei play-off si rivela una buona arma a gara in corso.

RAGUSA 6 – Arrivato con grandi aspettative, esce prematuramente di scena a causa del brutto infortunio al ginocchio rimediato nella gara contro il Pescara. L’inizio non era stato dei migliori, ma l’ex Sassuolo sarebbe potuto essere un’arma importante nel corso del girone di ritorno. La promozione in Serie A ha comportato l’automatico riscatto dal Sassuolo da parte del club di Maurizio Setti.

MATOS 6,5 – Grosso stravede per l’esterno brasiliano e difficilmente vi rinuncia. Dopo la disastrosa stagione dell’anno precedente, Ryder parte bene ma sul più bello un infortunio al ginocchio lo costringe a saltare il periodo decisivo della stagione. Spesso una spina nel fianco nelle difese avversarie, ma al momento della finalizzazione ha spesso peccato di poca freddezza. Infatti, 3 gol e 5 assist in una stagione non possono essere di certo considerati un bottino sufficiente per chi di mestiere fa l’esterno d’attacco.

LEE 6 – Tanto fumo e poco arrosto. L’ala sudcoreana ci mette l’anima ma il suo apporto in fase realizzativa è pressoché nullo: 1 gol e 3 assist in tutta la stagione. Merita comunque la sufficienza per non essersi mai risparmiato.

DI GAUDIO 6 – Arrivato a gennaio come la vera arma in più per un Verona che stava faticando, l’ex esterno del Parma non trova la continuità di gol e rendimento avuta nelle ultime stagioni. Un solo gol in 16 presenze non può essere di certo un buono score, ma il suo contributo non è mancato. Clamorosi alcuni errori sottoporta, su tutti quello a Palermo che è costato la sconfitta ai gialloblu.

LARIBI 7,5 – L’uomo della provvidenza. Dopo un buon inizio di stagione finisce nel dimenticatoio e francamente non si capisce il perché. Aglietti lo rimette al centro del progetto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nei play-off diventa un fattore chiave e un’arma in più a disposizione dell’Hellas per riuscire a scardinare le difese avversarie.

TUPTA 6,5 – Il giovane attaccante slovacco è alla prima vera esperienza in prima squadra e visti anche gli infortuni di Pazzini e Di Carmine ad inizio stagione trova spazio non facendo rimpiangere i titolari. Con l’andare del campionato il minutaggio diventa via via sempre più esiguo e chiude l’annata con 19 presenze e 2 reti. Un’esperienza in prestito non può fargli che bene.

PAZZINI 8 – Relegato spesso e volentieri ad accomodarsi in panchina, il capitano gialloblu non proferisce mai una parola fuori posto e solo per questo meriterebbe 10. Nonostante l’utilizzo ad intermittenza resta il miglior marcatore stagionale con 12 timbri. Le sue parole dopo la “debacle” di Cittadella costituiscono un nuovo inizio per l’Hellas, segno che un giocatore come Pazzini può fare ancora la differenza anche fuori dal rettangolo verde. Intramontabile.

DI CARMINE 8,5 – Il brutto anatroccolo si è trasformato in un principe. C’è stato un Di Carmine fino alla 37a giornata, e uno nelle ultime sei partite. Il primo lento, spocchioso e impacciato, il secondo combattivo, glaciale e risolutore. È lui l’uomo della rinascita, il giocatore che più di tutti Alfredo Aglietti ha rigenerato. La doppietta al Foggia e le reti a Perugia, Pescara e Cittadella hanno portato l’Hellas in Serie A e consegnato al Verona un patrimonio da non sprecare nuovamente. Decisivo.

GROSSO 4,5 – Vincere non è mai facile, è vero, soprattutto se si arriva da una stagione fallimentare. La rosa è forte, ma è quasi completamente nuova ed il tempo per assimilare alcuni concetti è d’obbligo. Ma l’ex tecnico del Bari, nonostante un buon avvio di stagione, non entra mai in empatia con la piazza e anche qualche dichiarazione è sembrata quantomeno azzardata. Ma è soprattutto qualche scelta tattica a lasciare perplessi: Marrone difensore centrale e Dawidowicz centrocampista non hanno convinto. Il suo Verona è troppo discontinuo, alterna buona prestazioni a partite completamente anonime. Dopo aver perso la Serie A diretta l’Hellas cede di schianto e rischia addirittura di star fuori dai play-off. Questa volta, però, il cambio (obbligato) arriva in tempo.

AGLIETTI 9 – Un capolavoro. Non ci sono altre parole per descrivere quanto fatto da Alfredo Aglietti sulla panchina del Verona in un mese. Ha preso per una mano una squadra alla deriva e l’ha portata ad un traguardo che a quel punto della stagione nessuno si sarebbe mai aspettato. Un gioco meno lezioso e più verticale, coniugato ad un grande lavoro di recupero psicologico di alcuni interpreti (Laribi e Di Carmine su tutti), hanno riportato il Verona in Serie A nel modo più sofferto ed emozionante possibile. L’essere riuscito a riportare 25mila persone allo stadio, ricucendo (in parte) lo strappo tra l’Hellas e la sua gente, meriterebbe da solo la riconferma. I tifosi si sono già espressi, ora la palla passa alla società.

(Foto: La Presse)

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Laureato in Comunicazione all'Università degli Studi di Padova, da sempre tifoso dell'Hellas Verona grazie alla passione trasmessa dal padre. Amante del calcio, della politica e della storia, con l'ambizione di poter vivere scrivendo.