Scudetto Verona 1985, Volpati: “Ecco quale fu per me la partita della svolta”

Domenico Volpati ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport in merito allo Scudetto del Verona del 1985. Ecco di seguito le sue dichiarazioni:

“Lo Scudetto ce lo siamo trovati per strada. La convinzione è arrivata strada facendo. Nelle ultime cinque giornate eravamo in riserva e abbiamo temuto di non farcela. Siamo riusciti a far punti rinunciando allo spettacolo. La vittoria con la Lazio e il pareggio di Bergamo sono state le partite più complicate. 

Giocavamo in maniera molto offensiva. Due attaccanti più Fanna e un mediano come Briegel che ha segnato 9 reti in quella stagione. Bagnoli amava moltissimo il gioco verticale, il tiki taka non gli piacerebbe, come i passaggi laterali. Per lui il massimo era lancio del portiere e conseguente spizzata del centrocampista per il cantravanti. 

Altro che Copenaghen, Elkjaer doveva nascere a Napoli. Si inserì molto bene nel gruppo: ironico, simpatico, trascinante. Ci organizzava tournèe in Danimarca. Ci stavamo 10 giorni e ci divertivamo come matti. Tutti si ricordano la sue rete senza scarpa, è rimasta l’immagine Scudetto.

Quale fu la partite chiave? Alcuni dicono l’1-1 contro la Juventus a Torino al ritorno. Altri il 3-1 alla Fiorentina in casa dei Viola. Io ne dico una disputata molto prima: il 5-3 di Udine. Nel fango, sotto la pioggia. Una battaglia con rivali come Zico, Mauro, Edinho. Tre a zero il primo tempo per noi, poi la loro rimonta, ma con una grande reazione siamo riusciti a vincere. Facemmo capire di che pasta eravamo fatti”

(Fonte foto: Sky Sport)

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Come Arrigo Sacchi amo il calcio, e lo sport in generale, perché è la cosa più importante delle cose meno importanti, e come Maurizio Mosca cerco di spargere allegria tra la gente.