Verona, la rivoluzione di Alfredo Aglietti: ora è tutto un altro Hellas

Alzi la mano chi la sera del 4 maggio 2019, più o meno verso le ore 20.00, avrebbe mai pensato che a distanza di circa un mese il Verona si sarebbe trovato a giocarsi la finale dei play-off contro il Cittadella, avendo addirittura la possibilità di andare in Serie A con due risultati su tre.

Il 4 maggio ci riporta alla sera della prima partita di Aglietti sulla panchina dell’Hellas, quando i gialloblu ne presero tre proprio a Cittadella. L’ex allenatore di Ascoli, Novara, Empoli e Virtus Entella, era arrivato solamente da qualche giorno e cercò di incollare i cocci di un Verona sull’orlo di una crisi di nervi e di risultati. La sera del 4 maggio l’Hellas uscì addirittura fuori dalla zona play-off, e quanto accaduto da quel giorno in poi ha avuto dell’assurdo… O forse no.

Sì, perché l’Hellas ha un’ottima rosa, costruita originariamente per fare tutt’altro campionato. La scelta dell’allenatore è sembrata fin da subito azzardata e l’andazzo della stagione lo ha tristemente confermato. L’arrivo di Aglietti sembrava, ai più, oramai tardivo, un ultimo tentativo disperato (anche senza troppa convinzione) di salvare una stagione con molte ombre e poche luci. Dopo l’esordio shock di Cittadella, Aglietti ha cercato di ridare cuore, orgoglio e motivazione ad un gruppo che aveva il morale sotto ai tacchetti. La prima partita da dentro o fuori contro il Foggia il Verona l’ha vinta grazie a queste componenti, insieme ad un pizzico (indispensabile) di buona sorte.

Da lì, l’Hellas Verona di Alfredo Aglietti ha cominciato una scalata impensabile (ed impronosticabile) fino a qualche settimana fa. L’allenatore toscano, oltre ad aver agito sulla testa dei suoi giocatori, ha lavorato anche sul piano tattico. Una retroguardia finalmente solida che non prende gol ad ogni calcio d’angolo, un possesso palla più veloce e verticale, una continuità di formazione mai vista durante tutto l’anno e soprattutto l’“impresa” di mettere i giocatori nel proprio ruolo. Buon senso, che da qualche tempo a questa parte non eravamo abituati a vedere.

Ma il capolavoro di Aglietti ha superato ogni più rosea aspettativa nel momento in cui ha recuperato giocatori fondamentali come Di Carmine e Laribi. Il primo, fino alla 37a giornata, è stato il grande oggetto misterioso della stagione. Dalla doppietta con il Foggia, la storia di Samuel Di Carmine con il Verona è totalmente cambiata. Le successive reti a Perugia e Pescara hanno trascinato i gialloblu in finale, facendo finalmente rivedere il giocatore ammirato negli ultimi anni a Perugia. Il secondo, invece, era finito fuori dai radar con Grosso. Aglietti ha avuto il merito di rimetterlo al centro del progetto e soprattutto di posizionarlo dove può essere pericoloso.

Ora non ci si può fermare. Manca l’ultimo (doppio) scalino, probabilmente il più duro, ma questo Hellas ha dimostrato di potercela fare. Perché basta poco per trasformare un stagione da disastrosa in trionfale. A Verona l’abbiamo già visto, e ci piacerebbe rivederlo ancora.

(Fonte: Corriere dello Sport)

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Laureato in Comunicazione all'Università degli Studi di Padova, da sempre tifoso dell'Hellas Verona grazie alla passione trasmessa dal padre. Amante del calcio, della politica e della storia, con l'ambizione di poter vivere scrivendo.